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100% Arabica = qualità?

Capita sempre più spesso di leggere la dicitura “100% arabica” sulle etichette di caffè tostato. Può essere questo ritenuto sinonimo di qualità? Nonostante esistano molte specie di caffè, in commercio se ne trovano perlopiù due: Coffea arabica e Coffea canephora (comunemente chiamata Robusta).

L’Arabica costituisce circa il 70% della produzione mondiale di caffè ed è generalmente considerata migliore per le sue caratteristiche sensoriali e la sua complessità aromatica e gustativa. Esistono,  tuttavia, una serie di fattori che influenzano la qualità di ogni singolo caffè Arabica: le pratiche agricole in piantagione, i metodi di raccolta e lavorazione, la selezione dei difetti, la conservazione, la tostatura, il confezionamento, etc.

La Robusta è più ricca di caffeina e la bevanda estratta è solitamente più amara e con maggior corpo. Inoltre, poiché questa specie è più facile da coltivare e più economica, viene spesso utilizzata in miscele di “qualità inferiore”. La produzione di Robusta è aumentata notevolmente negli ultimi 50 anni in risposta a una maggiore domanda di caffè più economici e alle sfide ambientali ed economiche che la produzione di Arabica sta affrontando. Esiste, però, una piccola fetta di mercato di caffè Robusta apprezzati dal punto di vista sensoriale  definiti “Fine Robusta”. La risposta al quesito iniziale, pertanto, è ovvia: il caffè etichettato come 100% Arabica non contiene necessariamente caffè di qualità. La definizione ci dice solo che non sono presenti nella confezione caffè di specie Robusta, bensì diversi caffè di specie Arabica, che il torrefattore miscela seguendo una personale ricetta. Come riconoscere quindi un caffè di qualità “obiettiva” da uno con difetti sensoriali? Imparando il concetto di Specialty coffee, ricercando informazioni dettagliate sul contenuto del caffè, pretendendo un caffè socialmente responsabile e allenando il palato al riconoscimento dei difetti sensoriali di una tazza di caffè, per distinguere ciò che è buono da ciò che non lo è.