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In vino veritas

“In vino veritas”, recita uno dei più famosi detti latini. Da qui si comprende perfettamente la vera natura del dio Bacco, che eredita da Dioniso un’importante caratteristica: la liberazione della coscienza degli uomini e la via per accedere alla verità.

L’uva simboleggia, così, un frutto quasi mistico, che dona all’uomo la capacità di accedere ad una primavera dei sensi. Ed è proprio dai sensi che parte la degustazione: un perdersi in tutto ciò che un vino può esprimere, evocare, stimolare, senza pregiudizi e senza scienza. Gli occhi, il naso e la bocca rapiti in un viaggio sensoriale e istintivo: i colori dai più tenui e brillanti ai più intensi; il profumo della frutta, dei fiori, delle erbe, delle spezie, del mare; il gusto della roccia, del sale, del miele, della mandorla. Degustare non significa indovinare una zona, un vitigno o un’annata, ma ritrovare quelle caratteristiche che rendono il vino un prodotto della natura: il clima, il terreno, il carattere dell’uva. Più che esperti della materia, è utile essere accoglienti, liberi e in totale sintonia con ciò che stiamo bevendo per coltivare quelle sensazioni che fanno parte di noi, ma che spesso tralasciamo perché abitudinarie.

Tutto questo succede se abbiamo davanti a noi un vino genuino che, per definizione:

NON deve essere prodotto con una agricoltura intensiva che si avvale dell’utilizzo di diserbanti, pesticidi, concimi chimici, fertilizzanti.

NON deve essere fermentato grazie all’intervento dei lieviti selezionati, cioè lieviti elaborati chimicamente.

NON deve essere illimpidito grazie all’utilizzo di sostanze come l’albumina e la bentonite.

NON deve essere stabilizzato e uniformato con elevate dosi di solforosa.

NON deve essere poco digeribile e con effetti negativi sul nostro corpo.

NON deve essere senza anima.