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We ♥ microrganismi

Quando si parla di vino, immediatamente il pensiero ci conduce all’immagine di un calice colmo di  liquido profumato e inebriante. Ma ci soffermiamo mai a pensare dove inizia il viaggio che permette di avere quel calice davanti a noi? Il punto di partenza è la terra perché il vino, alla fine, è un suo prodotto: è il suolo, infatti, che, se ben nutrito, da le forze vitali alla vite per crescere sana e rigogliosa e donare all’uomo l’ uva da trasformare in vino.

Per produrre vino genuino, l’agricoltura praticata deve essere ecologica ovvero deve pensare innanzitutto alla fertilità del suolo. Le vigne dovrebbero crescere in un microcosmo armonico di biodiversità animale e vegetale, fatto di una terra nutrita e fertile.

Nel 1944 inizia la  Rivoluzione Verde, un approccio innovativo all’agricoltura che si basa su quattro pilastri: meccanizzazione, genetica, agronomia, chimica e su un quinto invisibile, ma di un certo calibro, che è il mantra capitalistico minima spesa massima resa. Con il suo arrivo, cambia lo spazio scenico. Se prima gli attori principali erano la terra, le piante, la fauna e gli agricoltori, ora si aggiungono i diserbanti, i fertilizzanti e i concimi chimici.

Il concime chimico, in particolare, è una concentrazione di sali che entra in circolo con l’acqua. La pianta beve questa soluzione salina che, se subito viene assorbita, viene poi riconosciuta come veleno quindi, per eliminarla, ha necessità di diluirla e, di conseguenza, richiede ancora più acqua. L’acqua, a sua volta, fa ingrandire le cellule e le piante cominciano a soffrire di ritenzione idrica, sono soggette all’ “effetto naufrago”: bevi, ma la sete aumenta. Le radici rimangono in superficie, non penetrano neanche più un suolo che riconoscono morto per cercare elementi nutritivi che non troverebbero, ma sopravvivono grazie ai fertilizzanti. Inoltre, per gestire cellule diventate così grandi, la pianta allarga i suoi tessuti permettendo l’entrata di insetti e parassiti ed ecco che entrano in campo i pesticidi.

Insetticidi, funghicidi, erbicidi mietono diverse vittime uccidendo anche molto di ciò che è necessario per la vite. Sono i carnefici di uno dei protagonisti principali del viaggio del vino: il microbiota non patogeno. I microrganismi, diversamente, vivrebbero intorno alle radici e, decomponendo la sostanza organica, aiuterebbero la pianta a fissare i nutrienti dal suolo. Senza di loro, la vite non sarebbe in grado di nutrirsi adeguatamente e di assimilare i sali minerali che, con la fermentazione, permettono all’uva di sviluppare i sapori e gli aromi che ritroviamo in quel calice colmo di liquido profumato e inebriante.

“Prima di tutto bisogna avere un’ agricoltura, e poi parliamo di vino”  
Così diceva l’immenso Stefano Bellotti, contadino, filosofo, vignaiolo, paladino e divulgatore di quella Resistenza Naturale raccontata in versione docufilm da Jonathan Nossiter nel 2014.