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Cantina Ribelà

Figli di un vulcano minore

In tutta la sua vocazione vitivinicola, l’Italia sa ancora sorprendere con le sue piccole e non così famose zone vitate, a volte bistrattate o fuori dai riflettori. A noi intrigano tantissimo e ci piace scoprirle nel profondo perché, spesso, succede che poi ce ne innamoriamo.

Partendo da Roma e percorrendo per 18 km la via Tuscolana si entra nell’area del Tuscolo, incuneata tra i comuni di Montecompatri, Monte Porzio, Frascati e Grottaferrata, cuore storico e culturale dei Castelli Romani. Il territorio è un’alternanza tra colline e pianura nate da un cono laterale del Vulcano Laziale che ha formato tutti i Castelli Romani per divenire poi montagna con boschi di castagni impiantati nel Tredicesimo secolo. Tracce archeologiche di diverse epoche storiche, dall’epoca pre-romana fino al Medioevo, si sovrappongono alle dodici Ville Tuscolane: magnifiche ville rinascimentali, quasi tutte ben conservate, edificate dalle ricche famiglie romane per i propri otii (ozi), tra il Quattordicesimo e Sedicesimo secolo e costruite negli stessi luoghi in cui un tempo sorgevano le antiche ville romane, spesso sopra di esse, copiandone le forme sia degli edifici che dei giardini.

A 320 m slm, nel comune di Monte Porzio, si trova la cantina Ribelà nella storica zona del Frascati DOC che non si può provare ad immaginarla se non si va a vedere con i propri occhi, perché le grandi e blasonate cantine il nostro immaginario l’hanno totalmente deviato.

Da quassù si può ammirare tutta Roma: questa volta è lei a stare ai nostri piedi e per un attimo ci sentiamo meno piccole difronte alla sua immensità.

C’è il sole e c’è una valletta molto speciale abitata da vigne, ulivi, alberi da frutto, querce e fiori. È minuta, ma risoluta in tutte le sue sfaccettature: si compone di 3 diversi suoli  la cui base vulcanica si mischia con sabbia, limo, argilla e tufo; la ricchezza e mescolanza di tutti questi elementi minerali, fa sì che nel vino la sapidità abbia la meglio sull’ acidità. È sempre attraversata da una leggera brezza, manna dal cielo per contrastare caldo e umidità. Se la cammini in lungo e in largo, ogni angolo ti fa sentire in un posto diverso: un microcosmo di soli due ettari che si chiama Pèntima dei frati (pèntima o pèndima è il nome locale dato a terreni in pendio sulle rive dei laghi vulcanici dei Colli Albani, presso Roma).

Le varietà coltivate sono quelle tipiche del luogo: la Malvasia di Candia e del Lazio, il Trebbiano giallo, toscano e verde, il Bombino, il Bellone per i vini bianchi; Cesanese comune, Aleatico, Sangiovese e Montepulciano per i vini rossi.

Alla fine degli anni Sessanta, nella DOC Frascati è stata introdotta la vigna a tendone ed è stata cancellata l’eredità dei vitigni rossi per lasciare solo quelli bianchi. Ma non a Cantina Ribelà, dove si continua a coltivare con la pergola (o tendone), benchè per motivi poco chiari ma assai noti non sia più ammesso dal disciplinare, e dove si è ridato spazio e dignità ai vitigni rossi.

Il vitigno che dà il genio ai vini dei Castelli è il Cesanese, che non esitiamo a riconoscere come uno dei migliori vitigni italiani, e che osammo chiamare addirittura il nostro pinot. Mancini C. 1888, Il Lazio viticolo e vinicolo.

E qui a Ribelà il Cesanese comune prende forma nella sua veste più bella: fresca, speziata, succosa.

Ribelà deriva da un termine dialettale usato a Monte Porzio Catone che significa “ricoprire” – ribelare… con la terra le viti appena piantate. Il gesto di rincalzare la terra attorno alla vite con una zappa o una vanga è per Chiara e Daniele un simbolo di nuovo inizio, ma anche di continuo rinnovo di quella che vuole essere una grande storia vitivinicola di cui bisogna prendersi cura.